LA STORIA AMOROSA DI ANKHESENAMON

Tutti hanno sentito parlare del famoso re fanciullo, Tutankhamon, ma il nome della sua beneamata sorella e moglie Ankhesenamon viene raramente pronunciato. La tragica vita di Ankhesenamon è stata ben documentata negli antichi rilievi e nelle pitture del regno dei suoi familiari, dal faraone Akhenaton e la sua Grande Sposa Reale Nefertiti, fino alla morte di Tutankhamon, quando la giovane sovrana sembra scomparire dalla documentazione storica.Risultati immagini per ankhesenamon

Ankhesenamon (“colei che vive per Amon”) fu una regina della XVIII dinastia. Era la terza di sei sorelle e divenne la Grande Sposa Reale del fratellastro Tutankhamon quando avevano lui 8 o 10 anni e lei 13. E’ possibile che Ankhesenamon sia stata sposata brevemente anche al successore di Tutankhamon, Ay, creduto da alcuni suo nonno materno. Un’altra ipotesi è che, prima ancora, fosse stata la sposa di suo padre Akhenaton.

I matrimoni tra consanguinei non erano una rarità nell’Antico Egitto e venivano perpetrati nelle famiglie reali per continuare la linea di sangue, infatti i familiari di Tutankhamon avevano fratelli e sorelle nelle stesse sue condizioni genetiche, inclusi il labbro leporino e il piede torto. I faraoni credevano di discendere dagli dei, quindi l’incesto era accettato come tentativo di mantenere la linea di sangue sacra.

Ankhesenamon nacque in un periodo in cui l’Egitto si trovava nel mezzo di una rivoluzione religiosa senza precedenti (1348 a.C., circa). Suo padre aveva abbandonato le vecchie divinità in favore dell’unico “vero” dio, Aten (il disco solare), creando in questo modo la prima religione monoteista. I suoi atti rivoluzionari non furono accettati facilmente dai sacerdoti e dagli egiziani adoratori di Ra: era difficile per una cultura così radicata nelle tradizioni rigettare i vecchi dei e i sacerdoti (che possedevano molto potere) opposero una feroce resistenza.

La futura regina aveva due sorelle più grandi, Meritaten e Meketaten, e tutte e tre assieme divennero le “principesse anziane”, partecipando a molte funzioni di governo e religiose. Diversi rilievi ritrovati in Egitto sembrano suggerire che Akhenaton possa aver tentato di procreare con tutte e tre le figlie maggiori, la secondogenita delle quali sembra essere morta durante il parto (la scena è raffigurata in una tomba reale).

Dopo la morte di suo padre Akhenaton e seguendo i brevi regni dei suoi successori, Smenkhkara e Neferneferuaten, Ankhesenamon divenne la sposa di Tutankhamon. Subito dopo il matrimonio, la coppia restaurò immediatamente l’antica religione, disconoscendo le azioni di Akhenaton.

Malgrado sia Tutankhamon che Ankhesenamon fossero entrambi bambini, regnarono insieme in Egitto per i successivi dieci anni. Durante il loro regno, la storia ci mostra che il re aveva un consigliere ufficiale chiamato Ay, il quale probabilmente giocò un ruolo influente nella vita e nelle decisioni d governo della giovane coppia reale.

Nei dieci anni sul trono, pare che i sovrani abbiano concepito due bambine, nate prematuramente e morte. Le prove derivano dai resti mummificati di due feti ritrovati nella tomba di Tutankhamon e dalle analisi del DNA, che hanno confermato che erano figlie del giovane re. Una delle neonate è nota per aver avuto una sindrome chiamata deformità di Spengel, unitamente alla spina bifida e alla scoliosi.

Circa all’età di 18 o 19 anni, Tutankhamon morì improvvisamente, lasciando sola Ankhesenamon e senza eredi, all’età di appena 20 anni circa. La regina vedova volle continuare con i suoi doveri ufficiali di sovrana d’Egitto e giocare un ruolo di maggior rilievo nel cercare un successore.

In un anello iscritto e in un frammento di foglia d’oro ritrovati nella Valle dei Re, vediamo Ankhesenamon assieme al suo nuovo marito, Ay, ma non vi sono chiare indicazioni circa il loro matrimonio. Il nome della regina non è mai apparso assieme a quello di Ay nella sua tomba ed è credibile che sia morta durante il regno o in seguito, scomparendo dalla storia immediatamente dopo questo periodo.

Non è noto dove sia stata sepolta Ankhesenamon e nessun oggetto funerario con il suo nome è stato ancora ritrovato; ciò lascia aperta la possibilità che la sua tomba sia là fuori da qualche parte, in attesa di essere scoperta. Questo potrebbe aiutare a svelare il suo destino finale.

FONTE TESTO :GOOGLE

FONTE IMMAGINE: GOOGLE

Silvia Nava Jorilyn Vitadamo 3D

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Un nuovo attacco in Siria

Bombe su una base governativa siriana nei pressi di Homs: è la risposta all’attacco chimico sulla roccaforte ribelle di Douma, nella regione della Ghouta orientale, che ieri ha provocato 42 morti accertati (ma potrebbero essere molti di più, si parla di 160) e circa mille feriti, tra cui molte donne e bambini. Un attacco arrivato a poche ore dal tweet di Donald Trump, che accusava Russia e Iran di appoggiare il regime siriano e bollava Bashar al-Assad come un “animale” che avrebbe “pagato caro” per l’uso di armi non convenzionali. Che siano stati gli americani oggi a lanciare il raid contro la base T-4, anche conosciuta come Tiyas, è però incerto: il Pentagono ha infatti negato ogni coinvolgimento. Comportamento anomalo, perché di solito quando sono stati loro tacciono o rispondono “no comment”.Nel frattempo, Trump ha annunciato che ci saranno decisioni molto importanti nelle prossime 48 ore, date le atrocità intollerabili accadute a Douma. Anzi, Trump dichiara anche di non avere molti dubbi su chi sia stato il colpevole. Il segretario Usa alla Difesa, James Mattis, ha detto di “non escludere nulla” a proposito di una possibile azione militare contro il regime di Assad. La Russia, invece, tramite il suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov, sostiene che i suoi esperti militari non hanno trovato “tracce di cloro o di altre sostanze chimiche usate contro i civili” sul luogo dell’attacco di ieri. Parole cui in serata ha fatto eco la dichiarazione dell’ambasciatore russo all’Onu Vassily Nebenzia, che durante la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza ha definito “fake news” le notizie su Douma e ha avvertito gli Stati Uniti che in caso di attacco contro il governo siriano ci saranno “gravi ripercussioni”.Risultati immagini per bombe in siria

Portaluppi Sharon e Basile Federica 3D

fonte testo “La Repubblica”

fonte immagine “Il Corriere della Sera”

 

 

 

 

 

 

il diamante più profondo della terra

L’uomo che ha scoperto tutto questo è un professore di Mineralogia dell’Università di Padova. Si chiama Fabrizio Nestola ed è diventato il cristallografo più importante al mondo grazie a un diffrattometro a raggi X che ha in laboratorio. Un prototipo, per realizzarlo ha chiesto a un’azienda giapponese e una svizzera di mettere da parte le rivalità, e adesso è in grado di vedere dove nessuno altro è mai riuscito. Torinese, 45 anni, nipote di un minatore sopravvissuto alla strage di Marcinelle, sposato, due figli, appassionato di calcio, corsa e chitarra, dopo aver lavorato in Germania e Stati Uniti ha accettato di rientrare in Italia. «Quando mi offrirono la cattedra a Padova, accettai ma con la condizione di avere gli strumenti per continuare a fare ricerca. Dissero subito di sì, perché qui sono dei visionari».

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Il futuro dell’Intelligenza Artificiale

Se fino a pochi anni fa il principale problema di tutti gli scienziati coinvolti nella ricerca relativa all’Intelligenza Artificiale era quello di poter dimostrare la realistica possibilità di utilizzare sistemi intelligenti per usi comuni, oggi che questo obiettivo è ampiamente raggiunto ci si chiede spesso quale possa essere il futuro dell’Intelligenza Artificiale.

Sicuramente molta strada deve essere ancora fatta, sopratutto in determinati settori, ma la consapevolezza che l’Intelligenza Artificiale oggi rappresenta una realtà e non più un’ipotesi, i dubbi sono soprattutto relativi alle diverse possibilità di utilizzo dei sistemi intelligenti e al loro impatto sul tessuto sociale ed economico. E se da un lato l’entusiasmo per l’evoluzione tecnologica è sicuramente molto evidente in diversi settori, dall’altro la paura che a breve le macchine potrebbero sostituire del tutto l’uomo in molti luoghi di lavoro si è insinuata in maniera sempre più insistente nelle menti di molti. L’evoluzione tecnologica già in passato ha portato a sostituire la mano d’opera umana con macchine e computer che, in maniera più rapida e soprattutto più economica, sono stati utilizzati in diversi settori. Con l’uso massivo dell’Intelligenza Artificiale sarà possibile perdere ulteriori posti di lavoro ma è anche vero che si apriranno sempre più strade per la realizzazione di nuove tipologie di figure professionali. Ma il contrasto tra uomo e macchina è un settore molto più ampio che non è solo relativo all’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale e dei sistemi intelligenti, ma anche e soprattutto relativo alla morale e all’etica lavorativa e al corretto utilizzo delle macchine nel rispetto dell’uomo. Probabilmente la direzione che si prenderà non è ancora ben delineata, ma potrà portare a una nuova rivoluzione culturale e industriale.

Imane Nafi 3D

 

 

UN PULCINO DI 127 MILIONI DI ANNI

Un minuscolo fossile di uccello preistorico da poco scoperto nel sito di Las Hoyas (Spagna) sarà di grande aiuto agli scienziati per capire l’evoluzione e la differenziazione degli uccelli in un lontano periodo della vita sulla Terra. Il fossile risale infatti al primo Cretaceo (tardo Mesozoico: 145-65 milioni di anni fa): è un pulcino di un gruppo di uccelli chiamati Enantiornithes. Il reperto, uno scheletro fossile quasi completo, è tra i più piccoli fossili di uccelli del mesozoico mai scoperti.

PICCOLO, IMMATURO. Lo scheletro appartiene a un animale lungo meno di 5 centimetri che, da vivo, probabilmente pesava meno di un etto. Sulla base delle analisi “forensi” il pulcino morì non molto tempo dopo la nascita, in una fase critica del suo sviluppo scheletrico.

Questo ha dato ai ricercatori la rara possibilità di analizzare la struttura e lo sviluppo osseo degli uccelli di quel periodo, anche mettendo i dati a confronto con analoghi studi su altri reperti meno completi. Studiare l’ossificazione, ossia il processo che porta allo sviluppo delle ossa, è importante perché aiuta a capire quando l’uccello avrebbe potuto iniziare a volare e di conseguenza quanto tempo duravano le cure parentali per quella specie.

ALTA TECNOLOGIA. Spiega Fabien Knoll (università di Manchester), coautore dello studio sul reperto (pubblicato su Nature Communications), che «la diversificazione evolutiva degli uccelli ha portato a una vasta gamma di strategie di sviluppo e importanti differenze nei tassi di crescita: analizzando l’evoluzione delle ossa possiamo capire meglio proprio questi tratti evolutivi».

Per lo studio delle ossa fossili si è utilizzata la radiazione di sincrotrone, per la sua elevata capacità di penetrazione attraverso la materia: questo ha permesso di ricostruire le strutture a livello micrometrico (millesimi di millimetro). «Le nuove tecnologie», spiega Knoll, «offrono ai paleontologi possibilità senza precedenti per indagare i fossili. In questo caso abbiamo utilizzato strutture all’avanguardia in tutto il mondo: i tre grandi sincrotroni in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.»

ERA GIÀ INDIPENDENTE? I ricercatori hanno scoperto che quando l’uccello (che assomigliava a un piccolo pappagallo) morì, lo sterno (l’osso pettorale) era ancora in gran parte costituito da cartilagine: non si era ancora sviluppato in osso (solido), il che significa che non sarebbe stato in grado di volare.

Tuttavia, afferma il ricercatore, la mancanza di sviluppo osseo non significa necessariamente che il pulcino fosse totalmente dipendente dai genitori per l’alimentazione. Ci sono infatti specie moderne che sono dipendenti molto a lungo (è il caso, per esempio, dell’Agapornis, un piccolo pappagallo diffuso in Africa, noto come inseparabile), altre, come i polli, sono già indipendenti fin da molto piccoli.

Jorilyn Vitadamo e Silvia Nava

(fonte testo: Focus )

Il giardino più velenoso del mondo

Alnwick Garden, in Inghilterra, ospita le piante conosciute più tossiche del pianeta: alcune sono specie esotiche, ma per la maggior parte si tratta di insospettabili che crescono tranquillamente nel prato di casa, usate fin dall’antichità per confezionare pozioni velenose.

Il cartello all’ingresso è inequivocabile: “queste piante possono uccidere”. Il giardino dei veleni di Alnwick è però un’attrazione. Il castello cui il giardino è annesso è stato usato come ambientazione della scuola di magia di Hogwarts nei primi film di Harry Potter.corbis_42-57758996
IL VELENO DI SOCRATE. La pianta velenosa per eccellenza è la cicuta,Conium maculatum, passata alla storia come quella con cui Socrate si diede la morte, tossica per la presenza di varie sostanze alcaloidi che inducono la morte per paralisi respiratoria.

Alcune sono specie esotiche, come la Brugmansia arborea, chiamata anche trombone d’angelo, originaria del Sudamerica ma coltivato anche da noi come pianta ornamentale. Tutta la pianta è velenosa, contiene alcaloidi come atropina e scopolamina, che possono causare stati di delirio e portare anche alla morte. Appartiene alla stessa specie della belladonna e pare che fosse utilizzata anche dalle popolazioni del centro-america come allucinogeno. E ancora oggi viene usata come droga fai-da-te, con effetti pericolosissimi.

Imane Nafi 3D

(Fonte testo e immagine:focus)