SCIVOLARE SULLE ONDE

Il surf o surf da onda (in hawaiano he’e nalu, “scivolare sulle onde”) è uno sport acquatico che consiste nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf. La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete.

La prima fonte storica è contenuta nel diario di bordo del capitano James Cook nel quale  descrive le imprese dei polinesiani, che a cavallo delle onde a bordo di surf fatti di legno rudimentale, venivano descritte come persone che provavano un’immensa gioia nel farsi trasportare dalle onde. Le primissime tavole erano solitamente costruite legando assieme tre tronchi cavi piegati verso l’alto sulla prua. Questo sport venne bandito nell’epoca delle colonizzazioni a causa dei missionari calvinisti che non vedevano di buon occhio le nudità esposte dai polinesiani. Il surf venne ripreso con interesse tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Un basilare contributo alla diffusione del surf dalle Hawaii verso il resto del mondo si deve grazie all’hawaiano Duke Kahanamoku, il quale nel corso dei suoi viaggi agonistici fece conoscere  questo sport lungo le coste statunitensi ed australiane. La massima diffusione del surf  è avvenuta negli anni sessanta e settanta, quando le onde venivano surfate su tavole piuttosto grosse; mentre una svolta significativa è stata l’invenzione dello shortboard, una tavola di misura più piccola e con tre pinne. Dalla metà degli anni ottanta ai giorni attuali la tecnica si è evoluta particolarmente in fatto di velocità e di ricerca di manovre aeree. Il surf è inserito nel programma dei giochi mondiali, manifestazione che racchiude sport non inclusi tra i giochi olimpici. Il surfista che ha vinto più titoli e competizioni in assoluto è Kelly Slater di 39 anni, che nel 2011 ha firmato per l’undicesima volta la vittoria del “Campionato Mondiale Professionisti”.

immagine tavola da surfLe tavole hanno diverse misure a seconda dell’altezza e al peso dell’atleta, ma variano  anche in base allo stile ed alla dimensione dell’onda. Per surfare le onde più grandi si usa una tavola gun, molto lunga e appuntita a prua e a poppa, dato che a volte l’onda è talmente alta e ripida, che l’unico contatto che si ha con la parete dell’onda  rimane solo la punta posteriore e la monopinna del gun.

Il gesto atletico della partenza si chiama “take off”. In quello classico, il surfista nuota sdraiato con il ventre sulla tavola, perpendicolare all’onda in direzione della spiaggia; quando la tavola inizia a scivolare autonomamente il surfista si alza in piedi afferrando la tavola con entrambe le mani e tirandosi su con un unico movimento. Nelle onde grandi, specie se ripide, questa fase è molto delicata, in quanto un ritardo nella scelta dei tempi potrebbe causare la caduta dentro il ventre dell’onda. Incidenti di questo tipo possono portare a infortuni anche gravi, soprattutto se ci sono fondali bassi e corallini oppure onde che superano i 4 metri di altezza.

L’abbigliamento utilizzato nella pratica di questo sport varia in base a fattori come: la temperatura dell’acqua, la stagione nella quale si affronta il mare, la latitudine alla quale ci si trova e anche al tipo di fondale. Nelle acque fredde si utilizza una muta, che varia in spessore e in forma a seconda della stagione e alla temperatura dell’acqua; mentre in acque calde vengono utilizzati dei pantaloncini corti con la gamba che arriva fino al ginocchio, oltre ad una leggera maglia a maniche corte in tessuto sintetico.

Come per tutti gli sport acquatici, i pericoli più comuni del surf sono l’annegamento e la fauna marina; infatti negli oceani non sono rari gli attacchi da parte degli squali. La tavola stessa può rappresentare un pericolo da tenere sotto controllo, bisogna tener conto anche del tipo di fondale. Infine un altro pericolo è quello di collisione che può avvenire quando non si rispetta la regola della precedenza, secondo la quale  il surfista che si trova nella posizione più vicina al punto in cui l’onda frange, ha la precedenza su tutti gli altri che si trovano nella direzione in cui si sviluppa l’onda. Ciò significa anche che una volta che l’atleta è in piedi sulla tavola, ha diritto a surfarla per tutta la sua durata senza che gli altri surfisti presenti in acqua debbano ostacolarlo.

CHIARA MASCETTI 3C

 

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