FOIBE: LA STRAGE DIMENTICATA

In questo periodo diamo maggiore importanza alla giornata della memoria ( pur sempre un fatto terribile che merita attenzione) quando invece nei confini dell’Italia orientale, nella provincia di Gorizia, vicino alla Slovenia sono avvenuti dei fatti altrettanto drammatici: si tratta del Giorno del Ricordo. In questa data, il 10 Febbraio, si celebra il ricordo dei massacri nelle foibe, per la prima volta in Italia nel 2004. Le vittime (tra cui molti italiani) venivano incatenate l’una dietro l’altra per poi essere fucilate e, perdendo i sensi,cadevano all’interno delle fosse. Il fenomeno dei massacri nelle foibe è avvenuto durante la secolare disputa tra l’Italia e la Slovenia, per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale. Al giorno d’oggi sono state ritrovate all’incirca 1700 foibe nel territorio sloveno. Qui di seguito riporteremo una delle testimonianze tratte dai pochi sopravvissuti, tratta dalla relazione di un ufficiale di Marina Italiano detenuto a lungo nell’ ex manicomio di Lubiana.

“Il 26 giugno fummo messi tutti assieme in una cella misurante 7 metri per 14. Eravamo in 126. A capriccio dei secondini di servizio venivamo chiamati fuori dalla cella , a turno, alcuni di noi, e senza alcuna ragione plausibile, venivano fatti segno a colpi di mitra , pugni e schiaffi. L’acqua, eravamo in luglio, veniva misurata; cinque o sei sorsi a testa al giorno. Divieto assoluto per usare acqua per lavarsi. Il cibo costituito da verdura secca bollita produsse ben presto tra di noi l’insorgere di diarrea. Negata ogni assistenza sanitaria. Il 23 dicembre 1945, a sera, una trentina di noi vennero stralciati dal gruppo in base ad in elenco prestabilito, legati con le mani dietro la schiena a mezzo di filo di ferro e trasportati ad ignota destinazione con dei camion. L’indomani mattina gli automezzi fecero ritorno recando indumenti che noi riconoscemmo come già appartenenti ai nostri compagni partiti la sera innanzi. Ai nostri occhi tale fatto assunse l’aspetto di un macabro indizio. Il 30 dicembre un’altra trentina di noi subiva la stessa sorte, seguiti il 6 gennaio 1946 da un terzo ed ultimo scaglione di 36 persone. Nel frattempo erano morti Z. e B. Successivamente anche i tre della cella vicino alla nostra cessarono di vivere uno alla volta. Ricordo con particolare raccapriccio il povero B ( un ragazzo triestino di 18 anni facente parte della brigata”Venezia Giulia” del corpo Volontari della Libertà) ridotto ad un pietoso relitto umano da un infezione che non gli era mai stata curata. Negli ultimi giorni della sua vita rassomigliava di più ad un vecchio decadente che ad un ragazzo della sua età. La  notte in cui morì udimmo gridare a lungo invocando la mamma. Quando si fece silenzio arguimmo la sua morte perché si sentì battere violentemente alla porta della cella vicina per chiamare la guardia di servizio. Poco dopo, dal tramestio che ci era perfettamente comprensibile in tutti i suoi particolari, sapemmo che il povero B era stato tratto fuori dalla cella e temporaneamente situato nel cesso posto di fronte ad essa.”

foibe

 

                                                                                                                                   

 

 

                                                                                                                                             

                                                                                                                                 Di Bella Gabriele, Gazziola Jacopo

 

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