Eutanasia sì o eutanasia no?

I progressi scientifici degli ultimi decenni hanno avuto, nel campo della medicina, esiti positivi. Enormi progressi sono stati fatti nella cura di tante malattie e la vita media, si è notevolmente allungata. Al prolungamento dell’esistenza delle persone ha corrisposto anche un miglioramento della qualità della vita. Oggi i progressi della medicina permettono di prolungare la vita anche quando ci si trova a essere malati senza prospettive di guarigione. Questa è una conquista positiva, che consente a molte persone di convivere con una malattia, seppure, con qualche limitazione. I problemi iniziano quando la malattia si aggrava a tal punto che le cure mediche sembrano ridursi al prolungamento di un’agonia. Questo accade, per i malati che vivono in stato d’incoscienza. La decisione di proseguire le cure mediche si caratterizza come un accanimento terapeutico. Con questo termine si definisce un prolungamento immotivato delle terapie su persone che non hanno più nessuna possibilità di migliorare. Per evitare tutto questo, negli ultimi anni si è aperto un dibattito intorno al “testamento biologico”. Si tratta di uno strumento che, consente di decidere in anticipo quale comportamento i medici devono tenere nel caso in cui, ci si trovi privi della facoltà di decidere se autorizzare il proseguimento o la sospensione delle cure. Nella grande maggioranza, sono i medici a decidere se continuare, oppure interrompere le cure sul paziente. Nel caso in cui un malato è destinato a non guarire e i medici s’interrogano sull’opportunità di sospendere le cure e di somministrare farmaci che conducano lentamente alla morte, si parla di eutanasia. Si ha un’eutanasia passiva, dove ci si limita a interrompere le cure; invece si ha un’eutanasia attiva quando s’interviene per fare cessare un’esistenza ritenuta non più degna di essere vissuta. Se l’eutanasia è praticata su richiesta del malato, si parla di eutanasia volontaria, invece l’eutanasia involontaria è praticata quando il paziente non è più cosciente e le persone che lo hanno in cura presumono che, se egli potesse esprimersi, la richiederebbe. Quindi possiamo concludere dicendo l’eutanasia si traduce in un intervento finalizzato a provocare la morte di una persona. A questo punto lasciamo a voi la parola: Eutanasia sì o Eutanasia no?

 

CHIARA BERRA e LINDA OLDANI, 3C

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