INTERVISTA TEMATICA SULLE COMPETENZE

La riforma della scuola in Italia ed in Europa pone l’attenzione sullo sviluppo di competenze come obiettivo dell’apprendimento. Ma che cosa sono le competenze? Perché è importante oggi che gli studenti acquisiscano oltre alle conoscenze ed alle abilità, anche le competenze? Noi ragazzi della 3B della scuola secondaria di primo grado “A. Volta” di Inveruno abbiamo posto queste ed altre domande al dirigente dell’Istituto Omnicomprensivo Europeo di Arconate (Mi), prof. E. Puricelli, esperto di didattica per competenze.

1) Che cos’è una competenza?

Esistono molte definizioni di competenza. Potrei rispondere così: come gli animali agiscono guidati dall’ istinto e quindi risolvono i propri problemi prevalentemente sulla base dell’ istinto e anche sulla base dell’ esperienza, così l’essere umano si rapporta alle cose, agisce e risolve i suoi problemi attraverso le competenze. Quindi le competenze sono il modo di vivere dell’ essere umano, che non si basa solo su istinti, ma si basa anche sulle competenze. Tutti noi dalla mattina alla sera transitiamo da una competenza a un’ altra.  Per esempio, voi questa mattina vi siete alzati, vi siete vestiti e queste sono competenze di vita ordinaria, vi siete messi in viaggio e questo richiede una competenza di guida e via via durante la giornata applicate diverse competenze, come quelle di studio, anche in questo momento siete impegnati in una competenza. La competenza è la cosa più comune che c’è, nel senso che noi viviamo come esseri umani esercitando competenze, talvolta competenze di basso profilo come vestirsi, lavarsi, oppure competenze di alto profilo come un musicista vuole suonare, un architetto progetta una casa. Uscendo dai tecnicismi, una competenza è lo stile umano. Ecco una definizione tecnica:                                                                                                                                                         La competenza è un saper fare espressivo della persona, che si fonda su conoscenze e abilità e si manifesta quando si è sottoposti ad un compito                           unitario come l’ intervista.

 

 

2) Perché è importante che gli studenti posseggano oltre alle conoscenze ed alle abilità anche le competenze?

Gli studenti posseggono conoscenze e abilità come se fossero monete che hanno acquisito attraverso una serie di studi. Esse si assimilano studiando e se ne costruisce un proprio“tesoretto”, quindi sono state acquisite e sono un possesso personale. Le competenze non sono un possesso, ma siete voi. Questa è una differenza. Quindi direi che è importante che gli studenti esercitino le proprie competenze, perché esse sono “se stessi” e questo è importante, poiché senza le competenze non si può fare nulla nella vita da essere umano. Ogni essere umano esercita le competenze, sulla base di questo salvadanaio di conoscenze e abilità. Ciascuno le ha migliori in un determinato campo e peggiori in un altro; ad esempio io ho attitudini nello sport e sono bravo, un altro le ha in matematica e sarà più bravo in matematica. È fondamentale che la scuola se ne occupi, essa non si deve solo impegnare a trasmettere conoscenze e abilità, ma deve dare l’occasione per apprendere anche le competenze, perché in questo modo gli studenti crescono. Se il professore vi avesse spiegato solo che cos’è un’intervista, voi sapreste cos’è un’intervista; se il professore vi avesse fatto intervistare un vostro compagno, sarebbe stato un compito simulato. Diventa competenza nel momento in cui siete venuti qui ad intervistarmi. È importante che la scuola continui a dare conoscenze e abilità ai ragazzi, ma è anche fondamentale che cominci ad esercitare gli studenti in compiti reali, trovando un giusto equilibrio tra le cose.

3) è legittimo temere una capitolazione delle conoscenze a favore delle più spendibili competenze? Non è utile trovare equilibrio tra competenze e conoscenze?

No, assolutamente questo problema non esiste. Intanto non parlerei di una maggiore spendibilità delle competenze rispetto alle conoscenze e abilità e non credo che il concetto di spendibile sia vero. Ad esempio, la  catena alimentare nella savana; è possibile pensare che il leone possa sopravvivere senza mangiare la gazzella e la gazzella senza l’ erba? Questa cosa non ha senso. Quindi  non si può insegnare senza esercitare le competenze; d’altra parte le competenze implicano l’acquisizione di conoscenze ed abilità. Ritornando all’esempio precedente, possiamo dire che  le competenze si nutrono di conoscenze e abilità allo stesso modo in cui il leone si nutre di gazzelle e di sciacalli. Più conoscenze e abilità si hanno, migliori saranno le competenze;  più limitiamo le conoscenze e le abilità, più di basso profilo saranno le competenze. Voglio fare un altro esempio. Mozart è un musicista; se fosse nato in un periodo diverso, in una cultura diversa e in una popolazione priva di musica, non sarebbe diventato Mozart.  Questo vuol dire che la competenza musicale di Mozart deriva dalle conoscenze e abilità musicali che esistevano nel ‘700.

4) A noi piace leggere, anche disinteressatamente, senza un fine di studio. Come si concilia secondo lei questo piacere-curiosità con le competenze?

Esistono 4 tipi di competenza. Il primo modo di rapportarsi con il mondo reale è quello di conoscere; ad esempio uno storico si rapporta al mondo per conoscere il passato, un fisico si rapporta al mondo per conoscere la realtà fisico-naturale. Ci sono competenze teorico-conoscitive che ci aiutano a conoscere il mondo; poi ci sono le competenze pratico-operative, attraverso cui utilizziamo il mondo. Ad esempio si costruisce una strada per rendere più facile un viaggio: questa è una competenza pratico-operativa, che serve. Poi ci sono delle competenze estetico – espressive, che consistono nell’apprezzare opere d’arte, compresa la lettura, ad esempio il vostro piacere, pur essendo semplice, di leggere un libro. Continuando a leggere, vi state attivando in una competenza estetico – espressiva, quindi un atto di competenza. Chiedetevi: cosa c’è dietro la mia passione di leggere un libro? Fatevi delle domande su quante cose ci sono dietro; ci sono dietro le competenze e le abilità di lettura, di struttura lessicale, c’è dietro la conoscenza della forma libro (ad esempio, le popolazioni della foresta amazzonica non avevano la conoscenza della forma libro). Siete in grado di capire la bellezza della scrittura e quindi state esercitando nel puro piacere una competenza, che è quella estetico – espressiva; siete degli esseri umani n grado di capire la bellezza del racconto, la fantasia di come si esprime. Non è un dato di natura trovare piacere nel leggere un libro; avete mai visto un cane o un gatto leggere un libro? Leggere un libro è un mondo e per accedere a questo mondo devi avere una serie di conoscenze e abilità; interviene anche il gusto estetico per capire la bellezza. Se non ti arriva la bellezza del racconto, tu il libro lo chiudi, quindi  vuol dire che lì avete esercitato una competenza estetica: avete colto il bello. Crescendo, imparerete ad amare libri che adesso non vi piacciono, perché la vostra competenza estetica si evolve. Lo stesso in campo musicale: ci sono persone che prima ascoltano musiche dozzinali, a mano a mano il loro gusto si raffina e riescono a godere di musiche sempre più complesse. Sembra un fatto naturale, ma in realtà state esercitando una competenza, che cresce nel tempo e il vostro gusto estetico si raffina e voi avete questa “passione del leggere”. Infine abbiamo le competenze etico – comportamentali, un ulteriore modo mediante cui l’essere umano si rapporta al mondo circostante (fisico, vegetale – animale e umano). Certo, è possibile  rapportarsi a questi aspetti del mondo solo in modo utilitaristico, ma non basta. Per questo servono anche le competenze etico comportamentali: per esempio, non si devono rendere le altre persone strumenti da sfruttare a nostro vantaggio; non si devono distruggere gli ecosistemi, si devono utilizzare con responsabilità le risorse energetiche o alimentari, ecc.

5) Se si diffonde la didattica per competenze solo o prevalentemente nella scuola di base, come ci presentiamo noi alunni alle scuole superiori e all’Università?

Il discorso delle competenze, essendo complesso, fatica ad entrare nella scuola, nel senso che ci sono scuole più avanzate e professori più avanzati, come il professor Felice, insomma che aprono queste prospettive. Dieci o quindici anni fa era impensabile che un professore prendesse quattro alunni e venisse qua a fare un’intervista. Questo crea una ricchezza per voi e per la scuola e vi dà una possibilità in più. E’ un discorso difficile e impegnativo; il vostro professore ha lasciato i suoi impegni per fare questa cosa, insomma ha dovuto assumersi le proprie responsabilità, che non è una cosa facile.  Si sta muovendo molto verso le competenze. Il discorso delle competenze è stato avviato per tutti i Paesi dell’Europa e, per quanto riguarda noi, è sostenuto dalle leggi dello stato italiano riferite alla scuola. Quindi questa didattica si muove all’interno di un  contesto orientativo molto forte. E’ vero che al momento è un discorso a macchie di leopardo, cioè in alcune scuole questa cosa ha iniziato a camminare in altre meno, però non è vero che alle superiori non vi è nulla, si sta muovendo qualcosa anche lì, tant’è che io faccio formazione anche per i docenti delle superiori. Quindi ci sono sistemi che si stanno muovendo  su questo terreno; vuol dire che quando andrete alle superiori, troverete docenti che non ne sanno nulla  e altri che ne sanno un po’ e che si stanno muovendo. Stessa cosa accade per l’Università. Quindi non c’è d’aver paura, perché se vi presentate con le competenze, vi presentate con qualcosa in più, non con qualcosa in meno; vi presentate con tutte le conoscenze e abilità che dovete avere, in più con la capacità di farle transitare, nella vostra vita culturale, professionale e nella vostra vita quotidiana. Questo dovrebbe mettervi in una condizione di vantaggio, rispetto ai vostri compagni. Chi ha fatto il testo narrativo o il testo dialogico  solo teoricamente, chi ha fatto  l’intervista soltanto teoricamente, non ha una condizione di vantaggio rispetto a te, ha una condizione di svantaggio, perché tu hai fatto un’intervista reale, hai avuto una massa di informazioni, ti sei esercitato nelle capacità cognitive più alte. Questo lavorare con le competenze ti aiuta a ragionare e a essere creativo e ti dà una marcia in più. Sarebbe bello che in tutte le materie, oltre che  fare tanti esercizi, ci fosse anche un momento in cui mettere in pratica ciò che si è imparato, in cui capire qualcosa di più, ad esempio, della visione matematica del mondo. Non devi preoccuparti, perché non vai solo col salvadanaio, ma anche con la capacità di usarlo nelle situazioni della vita reale e anche culturale.

6) Quanto e perchè è importante informare e coinvolgere i genitori e la rete formativa del territorio sul nuovo modo di fare scuola basato sulle competenze?

Sì, è molto importante; è giusto che i genitori siano informati, perché  molto spesso hanno una visione standardizzata della scuola. Se tu chiedi a un genitore cos’è la scuola, egli ti presenta l’ immagine di quando lui frequentava la scuola, ma è normale che sia così. I genitori sono abbastanza conservatori in questo e  chiedono che la scuola venga sempre fatta allo stesso modo; invece nella scuola le cose si evolvono. Io per esempio mi sono inserito in questa scuola, ho inserito in questa scuola la didattica per competenze,  adesso non ci sono più i banchi disposti come al solito, ma sono disposti diversamente. All’ inizio ho avuto delle resistenze da parte dei genitori perché erano preoccupati,  perché non si riconoscevano in quel modo. Essi erano abituati ad avere davanti la cattedra e, senza questa, la cosa era preoccupante per loro. Dopo hanno capito che, anche se l’ istruzione non funzionava allo stesso modo,  non c’erano problemi. Quindi è importante informare le famiglie e i genitori affinché la loro visione della scuola evolva. In parallelo, è altrettanto  importante che  le scuole lavorino in rete,  perché non è una cosa facile e quindi se le diverse scuole si mettessero insieme, sarebbe più agevole realizzare questo progetto. Ad esempio,  il vostro professore lavora all’ interno di queste reti e quindi si incontra periodicamente con altri insegnanti, porta la sua esperienza e riceve dagli altri la loro esperienza: questo arricchisce tutti. Quindi per i genitori è importante e lo è anche per i docenti che lavorano in rete, in una dimensione più attuale e moderna dell’ insegnante che è chiuso nella sua classe e non si confronta con gli altri. Gli insegnanti che vanno in giro e si confrontano con gli altri sono quelli più dinamici, che evolvono più in fretta. Quelli che, invece, pensano solo alla propria situazione, rimangono tagliati fuori e poi si rendono conto di essere in ritardo e quindi gli tocca correre.

7) Siamo sicuri che sia la strada giusta? Quello basato sulle competenze è  il miglior modello culturale da proporre alle nuove generazioni di studenti?

Io penso di sì, intanto perché non sono un’ invenzione moderna, anche quando io andavo a scuola le competenze c’erano. Ma se uno mi chiede di fare un tema, è già una richiesta di competenza, non posso farti un elenco solo delle cose che ho sentito, devo organizzare le mie informazioni, devo mettere una tesi che il tema sostiene e alla quale devo dare delle ragioni. Da sempre nella scuola sono richieste delle competenze, come già detto, anche quando andavo a scuola io. Oggi, all’ interno della scuola ogni giorno si trasmettono agli studenti conoscenze, abilità, valori, competenze e si esercitano le attitudini. In questi anni si è capito che la competenza non sta sullo stesso piano delle altre cose, ma su un piano superiore, come il leone, nella catena alimentare della savana, sta al vertice. Per questo si è detto “ se questo sta al vertice è meglio curarlo”, così come con le competenze. Se vediamo il leone molto grasso, vuol dire che si nutre di gazzelle e sciacalli, che rappresentano conoscenze e abilità. Quindi l’ attenzione viene spostata verso le competenze che sono un modo per dire che questo è importante e se funziona questo, vuol dire che funziona tutto ciò che sta dietro. Si propone ai giovani una nuova offerta di formazione che è dentro alla savana, non insiste solo sulle abilità e le conoscenze, ma anche sulle competenze, quindi, si dice, lavoriamo di più sulle competenze, perché sono la sintesi di tutto ciò che sta sotto. È una cosa innovativa, ma anche un po’ antica.

 

Abbiamo finito. Grazie per la disponibilità.

Luca Bandera, Gabriele Di Bella

Sofia Fontana e  Federico Garegnani

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...