IN KENYA SI E’ APERTA UNA GIGANTESCA FRATTURA CHE STA SPACCANDO IN DUE L’AFRICA

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E’ una gigantesca frattura del terreno, causata da piogge e movimenti tellurici, lunga dieci chilometri e larga fino a venti metri. Si è aperta nella città di Narok, nel sud-ovest del Kenya in piena Rift Valley, la grande fossa tettonica che si estende dal nord della Siria al centro del Mozambico.

Qui la terra si è letteralmente spaccata, causando panico e stupore, tagliando strade e distruggendo case. A causare la frattura sono state lunghe settimane di piogge, alluvioni e terremoti, che hanno esteso la linea di faglia che geologicamente taglia in due il continente.

Tutte le soluzioni messe in campo, anche attraverso il riempimento delle crepe con cemento, sono temporanee. “Si tratta di un processo geologico che non si può fermare, perché viene dal profondo della crosta terrestre”. La Rift Valley è interessata da movimenti tellurici che provocano frequenti terremoti soprattutto a causa del contatto tra le varie placche africane, quella indiana e quella arabica. L’azione delle piogge ha fatto il resto,  aggravando la situazione idrogeologica.

Il fenomeno si estende, in profondità, lungo tutto il continente per oltre 3.400 chilometri. Secondo i geologi, quattro Paesi del Corno d’Africa-Somalia e metà Etiopia, Kenya e Tanzania – in futuro dovrebbero dividersi dall’Africa per formare un nuovo continente. Questo però potrebbe avvenire solo nel giro di milioni di anni, come già successo in passato col Madagascar.

L’autostrada che unisce Nairobi, la capitale del Kenya, a Narok si è trovata «tagliata in due». Fortunatamente non ci sono vittime, ma queste enormi spaccature sono solo l’avvisaglia di un fenomeno irreversibile. Un processo partito 25 milioni di anni fa e che porterà con i secoli ad un cambiamento sostanziale della geografia africana.

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Ora, in piena stagione delle piogge, si teme che le fessure si allarghino ulteriormente.
La placa somala si sta allontanando dal resto della placca nubiana ad una velocità di 6-7 millimetri l’anno, ma rimangono difficili da prevedere le conseguenze in superficie dei cambiamenti sulla crosta terreste.

Le spaccature e l’intensa attività vulcanica dell’ultimo periodo sono il segno tangibile che una porzione di Africa si sta allontanando dal resto del continente. Si tratta dello stesso processo geologico che milioni di anni fa ha “rotto” la Pangea, separando le Americhe dal continente europeo, formando l’Oceano Atlantico.  E proprio come avvenuto allora, a Mai Mahiu – che oggi si trova a circa 500 chilometri dalla costa – fra una decina di milioni di anni potrebbe esserci il mare.

Fonte testo ed immagini: http://www.lastampa.it

Claudio Bellini 3^C

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