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La didattica a distanza. Intervista al professor Francesco Felice

A causa dell’emergenza coronavirus, sono ormai diverse settimane che quasi tutte le scuole in Italia stanno svolgendo la cosiddetta didattica a distanza, che consiste prevalentemente in video-lezioni tra professori e alunni.
Come succede sempre per i nuovi stili di vita nella società, dunque, possono affiorare problemi, difficoltà o scetticismo…Quindi, cosa ne pensano gli insegnanti?
Lo abbiamo chiesto a un professore di Lettere coordinatore di classe Felice Francesco, della scuola “A. Volta” di Inveruno, corso B.

Come si trova ad insegnare la sua materia in questa nuova realtà?
Istintivamente, direi che non mi trovo bene. Però bisogna considerare che sono 35 anni che insegno con metodi tradizionali, mi manca stare a contatto con i ragazzi di tutte le età e personalità, inoltre, personalmente, riscontro molte difficoltà tecniche. Secondo me, il cambiamento dovrebbe avvenire nel tempo, non in fretta come sta succedendo oggi.

Quali sono secondo lei i vantaggi che può portare la situazione?
A mio parere, ci potrebbero essere diversi vantaggi, se tutto funzionasse bene. Per esempio, i ragazzi possono affinare le loro competenze nell’uso degli strumenti elettronici, poi, essendo costrette in casa, le famiglie possono aiutare i ragazzi, seguirli in una maniera che prima non riuscivano ad adottare. Tuttavia, l’elemento positivo, secondo me, più rilevante in questo momento è la RESPONSABILITÀ. Infatti, i ragazzi, devono dimostrarsi responsabili con se stessi, devono gestire autonomamente il proprio piano di studio e impegnarsi nonostante la situazione.

E quali sono, invece, gli svantaggi?
Secondo il mio punto di vista, ci sono purtroppo diversi svantaggi. Per cominciare si hanno difficoltà nell’aiutare direttamente gli alunni che hanno più bisogno, poi si rischia che, a forza di studiare, fare lezioni, leggere compiti davanti a uno schermo, si possa danneggiare la vista e abituare i ragazzi a stare sui dispositivi più di quanto già non lo facciano. Infine, lo svantaggio principale, è la mancanza, secondo me, di un rapporto interpersonale, fatto di sguardi, di contatto diretto e di emozioni, tutte cose che non possono passare attraverso uno schermo.

Come crede che si svilupperà la situazione per i ragazzi di terza media?
Per quanto riguarda i ragazzi di terza media, ci sono alcune considerazioni da fare, secondo me se questi hanno costruito un percorso positivo fino a febbraio del terzo anno, allora possiedono le competenze necessarie per affrontare questa situazione surreale da soli. Certamente non li lasceremo mai davvero soli, quindi, tornando alla domanda, per quanto riguarda gli esami non ci sono ancora notizie chiare e certe, possiamo solo aspettare di avere più indicazioni e più precise dal Ministero. Perciò, secondo me, i ragazzi devono colmare il più possibile la propria preparazione personale, acquisire nuove competenze e soprattutto, non studiare per un voto, poiché non sappiamo, ripeto, come sarà assegnato, bensì studiare al fine di consolidare la preparazione per accedere e affrontare nel migliore dei modi le scuole superiori.
Vorrei, quindi, concludere con una frase, un consiglio, che secondo me può valere sempre, in ogni ambito di studio, ovvero studiate per imparare e per crescere.

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Guglielmo Di Bella
Emma Berra
Direttori 3B

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