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Un’infanzia rubata

La chiesa in cui è ambientata la mostra fotografica sull’Olocausto è quella di S. Giorgio, a Bernate Ticino, che è stata costruita intorno al 1500 ed è stata finita nel 1618 su commissione del duca di Milano Sforza. La chiesa è stata progettata dall’ architetto Bassi che ha diretto anche i lavori per la costruzione del Duomo di Milano. Su un lato dell’edificio si può vedere una peschiera che usavano i monaci di quel tempo per l’allevamento e l’alimentazione dei pesci. La mostra sull’ Olocausto ha come tema l’infanzia rubata ai bambini ebrei quando erano nei campi di concentramento perché non avevano diritto (al gioco, alla pulizia, di fare amicizia con gli altri bambini ecc). Il destino dei bambini, Ebrei e non-Ebrei, poteva seguire diverse vie: 1) i bambini venivano uccisi immediatamente, al loro arrivo nei campi di sterminio; 2) potevano venir uccisi subito dopo la nascita, o mentre si trovavano ancora negli Istituti che li ospitavano; 3) i bambini nati nei ghetti e nei campi di concentramento potevano sopravvivere quando gli altri prigionieri li nascondevano; 4) i bambini maggiori di 12 anni venivano destinati al lavoro forzato o erano usati per esperimenti medici; 5) infine, vi furono i bambini uccisi durante le operazioni di rappresaglia o quelle contro i gruppi partigiani. Nei ghetti, i bambini ebrei morivano a causa della denutrizione e della mancanza sia di vestiario, che di abitazioni adeguate. Questa mostra è molto interessante e le immagini sono suggestive, colpiscono e il tutto è molto toccante. Non è da dimenticare questa tragedia immane.

Alessandro Garagiola 3°C

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