il diamante più profondo della terra

L’uomo che ha scoperto tutto questo è un professore di Mineralogia dell’Università di Padova. Si chiama Fabrizio Nestola ed è diventato il cristallografo più importante al mondo grazie a un diffrattometro a raggi X che ha in laboratorio. Un prototipo, per realizzarlo ha chiesto a un’azienda giapponese e una svizzera di mettere da parte le rivalità, e adesso è in grado di vedere dove nessuno altro è mai riuscito. Torinese, 45 anni, nipote di un minatore sopravvissuto alla strage di Marcinelle, sposato, due figli, appassionato di calcio, corsa e chitarra, dopo aver lavorato in Germania e Stati Uniti ha accettato di rientrare in Italia. «Quando mi offrirono la cattedra a Padova, accettai ma con la condizione di avere gli strumenti per continuare a fare ricerca. Dissero subito di sì, perché qui sono dei visionari».

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CACCIA APERTA A 1,6 MILIONI DI VIRUS SCONOSCIUTI

Tanti sono quelli che infettano le specie animali sulla Terra, e tra questi si trovano forse i responsabili delle prossime pandemie: nei prossimi 10 anni il Global Virome Project tenterà di identificarne la maggior parte.

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Virus zoonotici: se li conosci li eviti (o almeno ci provi).|SHUTTERSTOCK

Potrebbero esserci 1,67 milioni di virus sconosciuti, là fuori, in grado di infettare gli animali terrestri: tra questi, ce ne sono centinaia di migliaia che potrebbero essere trasmessi all’uomo e causare le prossime pandemie.

 

Proprio per questo motivo, nel 2018 partirà un’importante collaborazione internazionale il Global Virome project, il cui obiettivo è individuare il maggior numero di questi virus, conoscerli e fermarli prima che possano causare epidemie su larga scala. I capisaldi del progetto sono stati descritti il 23 febbraio sulla rivista Scienze.

 

Le malattie zoonotiche – cioè che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo, per esempio attraverso il contatto o il consumo di carni infette – sono state all’origine di alcune delle epidemie più letali di sempre: soltanto per citarne alcune, l’influenza aviaria a Zika. Anche l’OMS le riconosce come cause più probabili delle prossime pandemie, tuttavia se questo è il nemico da battere, non lo conosciamo abbastanza bene.

LA PUNTA DELL’ICEBERG. I 260 virus di origine animale che sono noti per infettare l’uomo potrebbero rappresentare appena lo 0,01% del totale delle zoonosi che ci riguardano. Dati dalle passate epidemie indicano che potrebbero esserci 1,67 milioni di virus ancora da scoprire, capaci di infettare mammiferi e uccelli. Tra questi patogeni, un numero compreso tra i 631 mila e gli 827 mila avrebbe le carte in regola per contagiarci.

 

PREVENIRE. Nei prossimi 10 anni il Global Virome Project proverà a sanare questo limite di conoscenza, costruendo un “profilo ecologico” del 99% dei virus misteriosi: quali specie infetta, in quali aree del Pianeta è diffuso, quali popolazioni umane e quali allevamenti sono esposti. In questo modo si potranno indirizzare vaccini e altre terapie mirate alle persone che dovranno combatterli in prima linea, e sedare sul nascere un possibile focolaio. Si opererà attraverso progetti di ricerca mirati e protocolli per una più agile condivisione delle informazioni.

 

UN NOTEVOLE RISPARMIO. L’iniziativa richiederà un totale di oltre 7 miliardi di dollari (5,7 miliardi di euro): una cifra importante, ma pari a circa il 10% di quella che si dovrebbe investire per far fronte, nei prossimi anni, a una singola pandemia. Il costo totale dell’epidemia di SARS nel 2002, per esempio, è stato stimato in 40 miliardi di dollari (32 miliardi di euro).

 

Inoltre, la maggior parte (il 70%) dei virus sconosciuti dovrebbe essere identificata nelle prime fasi di analisi dei campioni, che richiederanno “soltanto” 1,2 miliardi di dollari (975 milioni di euro). Quelli che “resteranno per ultimi” saranno anche i più rari, quelli per cui è meno probabile una trasmissione umana.

Silvia Nava e Jorilyn Vitadamo 3D

Fonte immagine e testo : Focus

 

clonazione delle scimmie

La clonazione delle scimmie

Le prime scimmie clonate al mondo sono state appunto clonate con la stessa tecnica utilizzata per la pecora Dolly. I primi a fare questo tipo di esperimento sono stati degli scienziati cinesi . Questi hanno annunciato che le scimmiette clonate stanno crescendo bene e in salute, nutrendosi con un biberon. L’obbiettivo è quello di creare un esercito di scimmie geneticamente identiche, per la ricerca delle cure di malattie molto diffuse come: tumori, Parkinson e Alzheimer. Continua a leggere